Bruno Ratti, pioniere etico

Il mondo oggi è ormai completamente conosciuto. E mi sono sempre chiesto quali fossero le nuove frontiere della geografia, anzi, almeno sul nostro pianeta qual è in realtà la “Nuova Frontiera” del cui fascino da bambino subivo ancora gli echi nelle mie letture? Lo spazio certo lo è e infatti per molto tempo l’esplorazione del cielo ha rimpiazzato totalmente quella della terra, e al cosmo, alle stelle e alla ricerca aerospaziale aveva dedicato la sua carriera iniziale Bruno Ratti. Ma dai satelliti che guardano la terra al ritorno alle necessità del pianeta il passo, anche se non era ovvio, non era molto grande.

Satelliti vuol dire tecnologia, tecnologia vuol dire dati, molti dati, sempre più dati da gestire e analizzare e questa sì che è una frontiera da esplorare. Dati spaziali: la frontiera è di nuovo geografica e, come tutte le frontiere, pone problemi nuovi: concettuali, pratici, etici. Bruno Ratti non si è mai sottratto a queste sfide comprendendo subito che la sintesi fra le tecnologie GIS e quelle della rete crea possibilità inedite che possono servire a costruire un futuro più umano.

Possono, non devono necessariamente. E questo è l’essere di nuovo pioniere, cercando una strada immaginando che ci sia, attraverso la propria capacità di visione. Questo è ciò che ho pensato quando è arrivata dalla Società Geografica Italiana la sua nomina a Socio d’Onore, iscrivendone il nome in un albo in cui sarebbe stato in compagnia di quelli che nel mio immaginario infantile erano Pionieri ed Esploratori, ovviamente con le maiuscole: Charles Darwin, David Livingstone o Garibaldi, l’Eroe dei due Mondi. Perché certo molti problemi concettuali sono risolti, e quelli che non lo sono… beh da prima di Pitagora l’uomo ne risolve in continuazione, quindi lo saranno, più presto che tardi. I problemi pratici, di quelli neanche è questione: ormai sappiamo che per la tecnica sono un dettaglio. Ma i problemi etici, ecco, quelli no. E lì bisognerà battere, e bisognerà farlo a lungo, senza stancarsi: forse questa è la sfida che Bruno Ratti ci consegna, lasciandoci: come bilanciare il progresso economico con la soluzione di problemi sociali tramite un’alleanza tra tecnologia e uomo. Sembrava fatta, da un certo punto di vista e invece, girato l’angolo, sono spuntate nuove questioni che saremo chiamati ad affrontare in futuro, le nuove terre incognite che dovremo modellare con mano che sia davvero umana.

Paolo Gull


 

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