Emilio Albertario: Comunicare in tempo di crisi

Emilio Albertario: Come saremo, come eravamo

Cosa resterà di questo COVID-19? Il mondo della salute, quello dell’economia e del lavoro, ma anche quello della comunicazione sono già al lavoro per piantare le tende nella nuova valle, nella quale il mondo si è svegliato.
Gli esperti della comunicazione e del marketing in questa fase 2 non fanno altro che raccomandare una cosa: cancellate quasi del tutto dal vocabolario la parola Coronavirus, che di per se stessa incute terrore.
La comunicazione del post COVID dovrà essere impegnata, quasi esclusivamente, nel lanciare messaggi che invitano alla ripresa individuando i punti che hanno reso fragile la società civile di fronte a 90 giorni di un qualcosa di simile alla guerra e i cui focolai sono ancora accesi in grandi Paesi del Mondo. Questa sarà la parte più difficile per il mondo dei comunicatori alle prese con le notizie che vengono da  Stati Uniti, Russia e Brasile, ancora nella fase acuta del contagio.
Come eravamo, si diceva. Sia la comunicazione istituzionale (quella del Governo) sia quella del Servizio Pubblico Rai, o dei network commerciali, si è trovata del tutto incapace ad affrontare il forte e devastante impatto del contagio.
La qualità informativa di Tg e Gr è stata alta e trasparente, un po’ meno, anzi a volte confusionaria, quella dei programmi di approfondimento. La comunicazione istituzionale, a sua volta, rimbalzata sia sui media generalisti sia sui social network ,ha messo in risalto le differenze tra Governo e Comitato Scientifico nel mantenere una indicazione comune.
L’articolato sistema dei media composto da ETERE/CARTA /DIGITALE ha proposto temi e immagini che hanno mandato in confusione la platea degli utenti. L’INFORMAZIONE DURANTE IL LOCKDOWN NON È ANDATA IN  LOCKDOWN.
La gerarchia delle notizie, quelle sul fatto principale, la pandemia, hanno mantenuto sempre il primo posto e occupato l’80/90 per cento degli spazi.
Non differente la situazione sui media digitali e sui social network, con il rischio, per questi ultimi, di essere infettati dal virus delle FAKE NEWS.
Se dunque si può affermare che il modello di informazione pre-Covid venga ancora utilizzato in questa Fase 2 di uscita dal lockdown, si può affermare che ne sta nascendo uno del tutto diverso per la fase 3 , ovvero per la ripresa e il settore del marketing e della pubblicità sembrano aver colto in anticipo questa opportunità e individuato gli obiettivi. LA PUBBLICITÀ TELEVISIVA si sta posizionando di più sulle filiere dell’agroalimentare, del mondo sanitario e della cura della persona , delle telecomunicazioni e dell‘e-commerce.
I pubblicitari e gli esperti di marketing hanno dei focus ben precisi. Un settore collegato all’incentive e alla pubblicità, ovvero quello della congressistica e degli eventi si riprenderanno un po’ a fatica anche se con l’utilizzo delle piattaforme e dei webinar si è tentato di parare il colpo.
Ma la riflessione sul modello classico di informazione , ovvero quello del diffondere quotidianamente notizie di vario genere, va fatto.
Se, come spesso sentiamo ripetere, anche in maniera banale e stucchevole, “NULLA SARÀ COME PRIMA”, la riflessione non può che partire dal tipo di società che andremo a raccontare e quali condizioni economiche e sociali troveremo quando tutto sarà, più o meno, finito.
Una prima riflessione ci porta a dire che il mondo giornalistico dovrà diventare il cane da guardia della nostra salute e denunciare ogni scempio che verrà fatto del settore sanitario.
La seconda riflessione riguarda il ruolo dell’informazione NELLA FASE DUE , da poco avviata. Sarà un ruolo primario, il più possibile scevro da condizionamenti, indispensabile per combattere il PANICO, alimentato dalle false informazioni ma pronto a denunciare fenomeni irresponsabili che mettano a rischio la salute.
Mai come nei giorni che tutti speriamo siano quelli della ripresa c’è necessità di notizie certe e aggiornate, che si basino su dati ufficiali e verificabili, come quelli forniti in queste settimane di pandemia dalle mappe Esri.
Sarà necessario per il mondo dell’informazione d’ora in poi andare oltre, raccontare quello che molti non vedono, per non farci mai più trovare impreparati.


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