L'articolo di Emilio Albertario

La sfida delle Rete Unica in Italia: di Emilio Albertario

La rivoluzione digitale dell’Italia passa attraverso la velocità e l’ammodernamento della rete internet del nostro Paese. La nuova sfida è la Rete Unica.

Il Governo ha messo questa imprescindibile esigenza ai primi posti, se non al primo, del piano che verrà presentato all’Europa per ottenere i 209 miliardi del Recovery Fund, necessari per la crescita e la ripresa.

In questi ultimi mesi il dibattito politico e industriale ha riguardato, in particolare, la nascita della Rete Unica.

Si è discusso in sostanza, sull’opportunità di avere una società per le connessioni fisse, gestita da un unico soggetto che deve farsi carico dello sviluppo della rete e della vendita all’ingrosso, e degli operatori per l’utilizzo dell’infrastruttura.

A fine Agosto 2020, il Governo ha dato parere favorevole per la creazione della società, composta da Tim e Cassa Depositi e prestiti (lo Stato), che dovrà gestire la rete a banda larga e colmare i ritardi dell’Italia nel settore delle comunicazioni.

Il primo obiettivo sarà migliorare la qualità delle connessioni ultraveloci, quelle in fibra ottica.

Sono tre le principali tecnologie che permettono ai nostri computer di connettersi attualmente con la rete internet: quella classica fatta in rame, quella mista rame-fibra ottica e quella realizzata solo con la fibra ottica, che permette di raggiungere le velocita più elevate.

L’indice di digitalizzazione dell’Italia è molto basso e l’Europa ci chiede di adeguarlo agli standard.

Nel 2019 il nostro Paese era al 25° posto su 28 Stati dell’Unione, con una percentuale di diffusione della fibra ottica del 30% contro il 44% della media europea.

Finora ci siamo accontentati di una linea Fcct tarata sui bisogni minimi degli utenti, con una velocità di circa 30Mbts/ sufficiente per vedere lo streaming, consultare i social ed effettuare le call.

La creazione della rete unica, oltre ad avere grandi effetti sulla velocità della connessioni, ha una finalità di grande rilevanza sociale, ovvero quella di dare a tutti i soggetti, anche quelli che vivono in paesi piccoli e sperduti, la stessa possibilità di accedere a una rete efficiente. Si pensi anche ai vantaggi per la didattica a distanza e allo Smart working.

Il Ministro per l’innovazione, Paola Pisano, ha detto a più riprese che l’Italia ha bisogno di una infrastruttura che comprenda “anche i cloud italiani, ovvero i data center che contengono tutte le informazioni”. “Finora” - ha ribadito spesso la Pisano - “ci siamo approvvigionati molto all’estero; adesso c’è’ bisogno di creare una sovranità digitale all’interno del nostro Paese”. 

Sta ora a Tim e Open Fiber, superato il vaglio dell’Antitrust, portare avanti un piano di ammodernamento fondamentale del Paese sul quale poggiano tanti altri obiettivi del Recovery Fund, quello ambientale, quello sociale, quello infrastrutturale e quello della sicurezza sanitaria.

Il settore delle telecomunicazioni è fondamentale nel terzo millennio per lo sviluppo di una corretta informazione indipendente.

Approfitto della mia Rubrica su questa Newsletter per annunciare anche la nascita della nuova Rivista di Esri Italia: “The Science of Where Magazine”, di cui avrò l’onore di essere il Direttore.

Gli argomenti della testata, che sarà in formato cartaceo e digitale, secondo le intenzioni dell’Editore Esri Italia, sono tra i più importanti per lo sviluppo di una corretta informazione: ambiente, infrastrutture e trasporti, smart city, resilienza, mondo giovanile, cultura digitale, think tank, costume, salute.

The Science of Where Magazine, sarà on line sul web a fine ottobre e diffuso nella sua veste cartacea a fine dicembre.

Sulla Newsletter di Esri Italia verranno date tutte le informazioni per fruire di questo prodotto informativo: un prodotto che speriamo in futuro possa correre su una Rete unica Nazionale.

 

EMILIO ALBERTARIO


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