Esri Italia per il Sociale di Dilma Aurea Mannucci Ratti

Lo spreco alimentare si combatte (anche) con la tecnologia

 

«Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto»

(Giovanni, 6,12)

Il 5 febbraio è stata la Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare.

Se lo spreco alimentare fosse una città sarebbe grande dieci volte Manhattan, ma giacché siamo in Italia, lo traduciamo in geografia locale: lo spreco alimentare attualmente copre un’area vasta come la Provincia di Rimini.

Più di un terzo del cibo prodotto viene sprecato.

Le stime dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) parlano chiaro: lo spreco di cibo lungo tutta la filiera alimentare è una delle questioni più importanti in tema di impatto economico, ambientale e sociale. La FAO definisce lo spreco alimentare come qualsiasi sostanza sana e commestibile che, invece di essere destinata al consumo umano, viene sprecata, persa, degradata, o consumata da parassiti, in ogni fase della filiera agroalimentare. Quando si parla di spreco alimentare si fa riferimento alla perdita di cibo, che si verifica dall’azienda agricola fino alla vendita al dettaglio, e allo spreco che si verifica dalla vendita, alla ristorazione fino ad arrivare alla gestione domestica. I motivi sono diversi a seconda del punto in cui ci si trova nella filiera alimentare: cattiva gestione, trasporto o stoccaggio inadeguato, mancanza di capacità della catena del freddo, e una mancanza di capacità di pianificazione e di gestione da parte dei consumatori. La lotta allo spreco è una componente essenziale della strategia Farm to Fork, lanciata dalla Commissione Europea il 20 maggio 2020. Questa strategia fa parte del Green Deal Europeo, il programma per la sostenibilità dell’economia della UE, e mira a rendere l’Unione Europea lo standard globale di sostenibilità del cibo.

Nei prossimi 30 anni, due terzi dell’umanità vivrà in città. Sempre meno persone nelle campagne, sempre più richiesta di cibo. Una forbice destinata ad allargarsi, insieme alla crescente disuguaglianza di ricchezza e alle urgenti questioni legate al climate change: mancanza di risorse idriche e siccità frequenti. Ecco che allora, l’alleato della tecnologia diverrà fondamentale per arginare rischi dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche. Obiettivo numero uno dell’innovazione nel campo del food, sarà ridurre gli sprechi alimentari, che oggi sono il 30% del totale degli alimenti prodotti.

Negli ultimi anni, le nuove tecnologie digitali hanno avuto un ruolo fondamentale per contrastare il fenomeno dello spreco alimentare, intervenendo sia a livello delle perdite alimentari sia a livello dello spreco. Le innovazioni rappresentano un importante antidoto: analisi dei dati a disposizione delle aziende per conoscere le preferenze nutrizionali dei clienti, app e health tracker capaci di rendere i consumatori più consapevoli, sono solo i primi esempi di come la tecnologia possa aiutare una migliore gestione dell’alimentazione. I progetti per contrastare la perdita e lo spreco di cibo si basano su tematiche di innovazione ed evoluzione della filiera agroalimentare; qui entra in gioco il ruolo significativo del digitale, ossia, la conoscenza ottenuta grazie alla raccolta di informazioni direttamente sul campo. Ma c’è molto altro. Il tech sta cambiando i modi di produrre il cibo: stampanti 3D, carne sintetica, sistemi controllati in grado di favorire la produzione locale. Perfino l’agricoltura, grazie allo sviluppo dell’azienda agricola verticale, si sta spostando in città, in fattorie urbane al coperto. Risorse ormai prossime all’uso, dall’IoT alla blockchain, miglioreranno i sistemi di approvvigionamento, rendendoli molto più trasparenti ed efficienti. Inoltre, le imprese agroalimentari hanno sempre più l’obiettivo di far crescere la capacità di rispondere a una domanda di sostenibilità ambientale e, per fare ciò, hanno la necessità di innovare i modelli di business grazie anche al ruolo e alla spinta che arriva dalle startup concentrate sul tema sostenibilità. Da queste ultime sono nate applicazioni che permettono a ristoranti e negozi alimentari di vendere il cibo rimasto, pubblicando un’immagine del prodotto e vendendolo al primo cliente che lo vuole acquistare; o addirittura app che consentono ai clienti di fare la spesa direttamente da casa, ricevendo un box di alimenti da un’azienda vicina, risparmiando tempo, evitando costi di imballaggio, spese commerciali e riducendo sprechi di plastica e prodotti.

Di seguito ne riporto alcune, ma sono veramente tante le applicazioni nate con lo scopo di ridurre gli sprechi alimentari:

Too good to go ricorda una qualunque app per ordinare cibo a domicilio, ma a guardar bene propone fasce orarie e prezzi convenienti per delle Magic Box, scatole che di magico hanno il potere di eliminare dagli scaffali e dalle cucine gli ingredienti o i cibi invenduti. L’utente può acquistare una Magic Box a un prezzo molto conveniente, contribuendo così a diminuire gli sprechi alimentari che si sarebbero prodotti nelle attività di ristorazione che hanno aderito all’iniziativa.

Winnow è una piattaforma che lavora nel settore dell’hospitality per ridurre gli sprechi e per rendere le cucine più smart, aiutando gli chef a ridurre i costi, tracciare gli sprechi e risparmiare tempo. Fotografando il cibo sprecato, il software raccoglie i dati e registra il peso. Inoltre il cuoco è chiamato a indicare la ragione dello spreco e a identificare il piatto usando un tablet.

Food Cloud è un software che aiuta le grandi aziende di distribuzione a incrociare domanda e offerta di cibo. Ogni mattina gli operatori sono chiamati a quantificare il cibo in eccesso e a caricare i dati su una piattaforma da cui gli enti caritatevoli possono prenotare il cibo e poi raccoglierlo alla fine della giornata.

Regusto è una piattaforma che, con la tecnologia blockchain, rende possibile ridistribuire il cibo in eccesso incrociando l’offerta di potenziali donatori (supermercati, mense pubbliche o private, industrie, ristoranti, etc.) con la domanda di enti caritatevoli e no profit. La piattaforma è utilizzata anche per realizzare Spesa Sospesa, un progetto nato nei primi mesi della pandemia da COVID-19 per aiutare piccole imprese agro-alimentari e cittadini in difficoltà.

Molte di queste App e piattaforme digitali attualmente sono ancora in fase di sviluppo e/o perfezionamento e, pertanto, il loro contributo diretto nel contrasto alla povertà alimentare risulta ancora molto limitato. Tuttavia, con l’andare del tempo questi strumenti potranno senza dubbio giocare un ruolo importante su diversi fronti. Sul fronte culturale, ad esempio, il fiorire di applicazioni che permettono di comprendere meglio il valore del cibo non può che essere considerato come un segnale positivo, potenzialmente in grado di cambiare alcuni elementi del nostro agire che attualmente portano a sprecare grandi quantità di alimenti che potrebbero essere facilmente recuperate. Allo stesso tempo, le nuove tecnologie offrono l’opportunità di generare (o rigenerare) rapporti e relazioni che possono favorire sia la condivisione del cibo tra vicini sia, e questa forse la parte più interessante, la connessione con realtà che sostengono i più poveri e che necessitano di sempre maggiori risorse per poter continuare la propria missione.

In un periodo storico in cui le relazioni, soprattutto se di vicinanza, sono sempre più deboli e povere, il ricorso a strumenti che possano gettare un ponte verso altri individui e persone che condividono preoccupazioni simili a lungo andare potrebbe rivelarsi proficuo: col tempo, ciò contribuirà a ridurre gli sprechi alimentari e a preparare un futuro più sostenibile per l’intero settore.

 

Stay tuned!


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